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Dal blog di giovanidubbiosi (31) – Domenica, 15 Aprile 2007 – 10:03am

Aldo Chiarle fu partigiano socialista durante la Resistenza, decorato della Croce di Guerra ed insignito del diploma d’onore di combattente per la libertà rilasciato dal Presidente della Repubblica. E’ giornalista professionista dal 1945 ed ha collaborato alla Rai-Tv e a numerosi quotidiani italiani ed americani, oltre che autore di 98 libri e di 488 pubblicazioni. Ho conosciuto Aldo Chiarle quando avevo 19 anni, leggendolo sul nuovo “L’Avanti”, quotidiano socialista, che nel 1998 aveva ripreso le pubblicazioni ed era presente in tutte le edicole d’Italia. Allora egli curava una meravigliosa rubrica denominata “Matita Rossa” nella quale, oltre a pungenti commenti sulla politica contemporanea, scriveva di aneddoti dell’epopea socialista e risorgimentale da Garibaldi a Mazzini e da Turati a Bettino Craxi e da subito ho riconosciuto nei suoi scritti ciò che profondamente percepivo pur nella mia giovane età, ovvero la necessità di conoscere ed approfondire in chiave moderna quelle storie e quegli uomini che hanno fatto del nostro Paese, uno Stato unitario e moderno. Nel corso di quest’ultimo decennio ho continuato a seguire Aldo Chiarle leggendo alcuni suoi saggi sulla Massoneria (di cui è Gran Maestro Onorario), nonché a leggere i suoi articoli sull’Opinione delle Libertà, il quotidiano liberale diretto da Arturo Diaconale e Paolo Pillitteri. E proprio per mezzo dell’Opinione, al quale collaboro anch’io da alcuni anni, ho avuto il piacere di fare la sua conoscenza diretta. Da un anno infatti ci telefoniamo e scriviamo regolarmente ed ho avuto l’onore di fargli quest’intervista quale testimone del nostro tempo a cavallo fra lo scorso e l’attuale secolo.

BAGATIN: Come hai più volte affermato in numerosi tuoi articoli, la tua tradizione familiare è legata al filone risorgimentale e socialista. Quanto hanno inciso le tue origini familiare nella scelta di militare nelle file socialiste e socialdemocratiche ?

CHIARLE: Dici bene. La mia tradizione familiare è strettamente legata al filone risorgimentale e socialista. Un mio antenato da parte di padre fu Deputato con Cavour, mentre, da parte di mia madre, mio nonno fu a Genova alla Sala Sivori per la costituzione del Partito Socialista nel 1892 e, ferroviere, fu licenziato per aver partecipato ad uno sciopero e condannato a 500 lire di multa (somma enorme per quei tempi !) assieme ad una decina di suoi colleghi. Mio bisnonno, invece, combatte per l’Unità d’Italia dal 1859 al 1862. Partito volontario, fu decorato con tre medaglie d’argento al valor militare e nominato Sergnte maggiore per meriti speciali.

BAGATIN: Sei un noto socialista autonomista e anticomunista, ma hai combattuto nella Resistenza nelle Brigate Garibaldi, quindi a fianco dei comunisti. Che cosa ricordi con maggiore chiarezza di quel periodo ? Quando diventasti autenticamente anticomunista ?

CHIARLE: Il socialismo è libertà ed il comunismo è dittatura. Certo che durante la Resistenza ho combattuto assieme ai comunisti. Il nemico da battere era comune, era il nazismo al quale Mussolini era passato armi e bagagli e, quindi, per gli amanti della libertà vi era una sola strada. Presto, tuttavia, la mia strada socialista si è scontrata con la strada comunista, perché, mentre io avevo combattuto il fascismo per dare libertà all’Italia, i comunisti combattevano il fascismo per cambiare dittatura. I fatti sono troppo noti per spendere inutili parole. Mi chiedi quando sono diventato anticomunista e ti rispondo: forse qualche giorno prima di essere smobilitato dopo la guerra partigiana. Ho depositato il mio sten e mi è stata data una ricevuta che il mio armamentario era di due bombe a mano. Evidetemente le armi dovevano servire ancora ai comunisti. Anche per questo motivo, ma anche per molti altri, nel 1947, fui a fianco di Giuseppe Saragat e aderii immediatamente al Partito Socialdemocratico che è sempre stato dalla parte del vero laicismo e della libertà.

BAGATIN: Nel 1948, consapevole che una vittoria del Fronte Democratico Popolare guidato da Togliatti e Nenni avrebbe modificato il quadro delle alleanze portando l’Italia nell’area dei Paesi sovietici, tu ti schierasti senza indugio con il Psli di Saragat alleato con la Dc ed il Pri e quindi con l’Alleanza Atlantica. Che cosa ricordi di quel glorioso Partito ? Sino a quando militasti con i socialdemocratici ?

CHIARLE Nel 1947 il Partito Comunista Italiano, sperando di conquistare la maggioranza nelle elezioni politiche del ‘48 con i voti degli ex fascisti e dei cattolici, dette l’amnistia ai fascisti e in Parlamento votà a favore dell’art. 7 che immise nella Costituzione repubblicana i patti lateranensi esattamente come firmati da Mussolini nel 1929 ! Per non parlare della politica estera del Pci, sempre asservita agli interessi dell’Urss. Furono anni esaltanti nei quali sentii l’orgoglio di essere socialista. Ma nel Psdi solo Saragat era la grande testa pensante, anche se in esso militavano una pattuglia di giovani che ha dato molto al socialismo. Parlo dei fratelli Matteo e Giancarlo Matteotti, di Mario Zagari, di Giuliano Vassalli, di Rino Formica e di pochi altri che, dopo il “ravvedimento” di Nenni nel ‘56, pensavano che il motivo della scissione del ‘47 fosse ormai superato e che il dovere di ogni socialista fosse quello di creare un partito unico, forte e democratico. Solo con Bettino Craxi fu possibile una politica veramente autonoma dai “carristi” filo sovietici ed autenticamente socialista. Il Pci, invece, con il tramontare dell’Urss, con un colpo di mano e l’aiuto dei magistrati della sinistra comunista, decretò la fine della Prima Repubblica. Il resto è politica dell’oggi ed è a conoscenza di tutti.

BAGATIN: Che cosa ne pensi, appunto, della politica di oggi ? Pensi che vi sia spazio per un grande partito laico e liberalsocialista ?

CHIARLE: Sono nato a Savona e sono quindi un uomo di mare. Quando una violenta mareggiata sconvolge il litorale, alla fine si trovano sulla spiaggia detriti e scorie d’ogni genere. La spiaggia va pulita di tutte le scorie che, politicamente parlando, possiamo dire che esse sono coloro i quali si considerano gli “unti del Signore” ed indispensabili alla democrazia italiana. Parlo soprattutto di Romano Prodi che deve essere spazzato via al più presto prima che combini tanti guai da far vincere il centrodestra, questo centrodestra, che sarebbe un’altra tremenda iattura per l’Italia. Per questo penso che questa sia l’ultima occasione per i socialisti, i radicali e per i liberaldemocratici. Nel ‘48 il Psdi di Saragat ebbe l’8 % dei voti e fra Pri e Pli, le forze laiche arrivarono al 10 %. E sono certo che questo risultato potrebbe riverificarsi ancora in Italia. Basterebbe che Boselli avesse il coraggio di rompere con questa sinistra per unire tutti gli spezzoni del socialismo che non possono certamente stare certamente con nessuno dei due Poli. Ma temo che questo coraggio Boselli, novello Don Abbondio, non l’avrà mai perché sono lasciando le cose come stanno lui ed i suoi avrenno assicurate le poltrone. Solo un partito laico, socialista e radicale con il 10 % dei voti, fuori dai due schieramenti potrebbe svolgere una funzione altamente positiva approvando quelle leggi che ritiene giuste ed utili per la nostra Italia, qualunque sia lo schieramento che le presenti. E solo attorno a questo 10 % io ritengo che potrebbe costituirsi un partito autonomamente di sinistra liberale che in Italia non potrà avere spazio sino a che uomini come Massimo DìAlema pensano d’essere indispensabili al nostro Paese. Ma questo ipoteico partito laico e socialista deve anche avere una seria politica estera a fianco delle democrazie occidentali e d’Israele. Le forze che oggi si dicono di sinistra e sono a fianco dei talebani mi ricordano tanto i cialtroni fascisti che manifestavano contro le potenze demo-pluto-massoniche degli USA e dell’Inghilterra. Gli USA ci hanno salvato dal nazismo e la nostra politica estera non può non essere che al suo fianco. Senza ma e senza se !

BAGATIN: Giovanissimo fosti iniziato alla Massoneria del Grande Oriente d’Italia. Che cosa i portò a compiere questa scelta ? Come mai aderisti proprio al G.O.I. e non ad un’altra organizzazione massonica ?

CHIARLE: Hai ragione ! Sono stato iniziato alla Massoneria nel 1945 e ne sono orgoglioso ed entusiasta.Sono entrato nella Massoneria clandestina perché nel maggio del ‘45 la sede del Grande Oriente a Savona non era ancora stata ricostituita dopo le rappresaglie fasciste. Dalla Massoneria clandestina, passai nel ‘46 a quella Unificata e poi nel Grande Oriente d’Italia che, con il suo passato e la sua tradizione risorgimentale è indubbiamente l’Obbedienza Massonica per eccellenza tanto che quasi tutto il mondo massonico lo attesta con evidenza.

BAGATIN: Veniamo alla tua collaborazione professionale con l’Avanti. Quale fu il direttore di testata con il quale avesti maggiore possibilità di esprimere la tua visione di socialista libertario ed anticlericale ?

CHIARLE: L’Avanti è la mia casa. Scrivo sull’Avanti dal ‘45 e senza l’Avanti mi mancherebbero le mani e forse smetterei di scrivere. Debbo dirti che mai nessun direttore mi ha censurato, ma ti voglio raccontare un aneddoto. Craxi era vicino al nuovo Concordato, nel 1984, ed io un giorno alla Direzione del Partito lo incontrai e gli chiesi di poter scrivere sull’Avanti un articolo contro il Concordato. Egli mi rispose: “L’Avanti è anche tuo” e così mandai un articolo che fu pubblicato dopo pochi giorni a piena pagina. Da Leonida Bissolati a Fabio Ranucci, attuale direttore, l’Avanti è il mio giornale del cuore. Tanto che ho già scritto il mio necrologio affinché sia pubblicato quando passerò all’Oriente Eterno. Ho preso questa decisione perché alla mia età la “cartolina” può arrivare da un momento all’altro.

BAGATIN: Tu, fervente anticlericale, credi che oggi abbia ancora senso definirsi tali e continuare a contrapporsi al Vaticano ?

CHIARLE: Personalmente non ho nulla contro il cattolicesimo e se un giorno i cattolici fossero perseguitati, come sono stati perseguitati gli ebrei, sarei al loro fianco. Purtuttavia non posso chinarmi ai voleri del Vaticano che vuole imporre le sue scelte al popolo italiano. Libera Chiesa in libero Stato, diceva Cavour. Se la Chiesa vuole intervenire nei fatti dello Stato e costringere i cattolici a scelte clericali, abbiamo il dovere di opporci. Denunciando il Concordato che nel 2007 non ha alcuna ragione d’esistere. Merito di Craxi se la religione non è più la religione di Stato e se l’insegnamento di essa non è più obbligatorio nelle scuole, ma bisogna dire una volta per tutte che le religioni si insegnano nelle Chiese e non nelle scuole.

BAGATIN: Qual è il messaggio che vorresti dare alle nuove generazioni, in particolare a coloro i quali militano nell’area politica nella quale hai militato e militi tu ?

CHIARLE: Ai giovani non do messaggio alcuno. Della enorme maggioranza dei giovani non ho stima, né considerazione. Quando salgo sulla metropolitana e ho il bastone, non vi è giovane che mi lasci il osto. Continuano a sghignazzare e se ne infischiano anche se vedono una donna incinta. Quando poi leggo quello che succede nelle scuole, il bullismo e le bande di minorenni pronti a scippi, penso che occorra aspettare molto tempo prima di affidare la fiaccola a loro. Forse la colpa non è neanche loro. Forse è dei genitori, quasi sempre gente in carriera, che danno quattrini ai figli. Basta che non rompano. Forse la colpa è anche della televisione che in troppe trasmissioni invita al guadagno facile e non sudato. Se vogliamo creare le condizioni per una nuova Italia non possiamo certamente affidarci ai giovani di oggi, pardon, alla maggioranza dei giovani d’oggi il cui scopo è molto spesso solo quello di avere molti quattrini. Affidiamoci piuttosto a giovani già rodati come Daniele Capezzone, un radicale onesto, sincero e capace e ad Alessandro Battilocchio, deputato europeo socialista. Nel panorama politico italiano, al momento, non vedo altro.Agorà dei Socialismi

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