Da Vallettopoli alla massoneria, dallo scandalo del mondo dello spettacolo, agli intrecci tra massoneria, politica e mondo degli affari. Il giovane pm della procura di Potenza, Henry John Woodcock, non smette di sorprendere e colpisce ancora con un’inchiesta clamorosa, che – come le precedenti affidate al giovane magistrato è destinata a fare molto rumore. L’ultima inchiesta ha avuto un’accelerazione con la richiesta che Woodcock ha fatto alle Prefetture d’Italia di consegnare gli elenchi dei massoni, naturalmente la risposta non è stata immediata, ma la notizia ha faftto subito il giro delle redazioni e dei telegiornali nazionali.
Una nuova inchiesta, dunque, destinata a fare altro clamore. Il primo approccio ad un’inchiesta sulla massoneria è del maggio dello scorso anno quando Woodcock individuò una “pista” d’indagine nel corso dell’inchiesta “Somaliagate” che portò in carcere alcune persone per truffe ai danni di aziende alle quali venivano promesse joint-ventures aziendali in Somalia o in altri Paesi esteri per progetti di costruzione di acquedotti. Al centro di quell’inchiesta c’era il consulente e faccendiere Massimo Pizza, più volte al centro delle cronache italiane più scottanti, già finito nella “rete” di Woodcock e nell’inchiesta che aveva portato in carcere Vittorio Emanuele di Savoia. In uno degli interrogatori Massimo Pizza, la cui attività lavorativa resta un mistero, si avanzava l’ipotesi dell’esistenza di “una loggia massonica”, cioè di un “centro di potere” in Basilicata che si finanzierebbe da operazioni legate al petrolio, all’acqua ed ai rifiuti e che avrebbe diramazioni in tutta Italia. Nell’interrogatorio Pizza faceva riferimento anche al coinvolgimento della massoneria, del Vaticano e dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga. In merito alla massoneria Massimo Pizza sosteneva che «sono due, le gran logge d’Italia. Una in Calabria, l’altra in Basilicata. Se lei (riferito al pm Woodcock, ndr) va a vedere i componenti per esempio della loggia di Calabria e va indietro, ricostruisce esattamente una parte di rapporti italiani che ci sono stati, ma ricostruisce la trasformazione organica della criminalità organizzata calabrese all’interno delle istituzioni».
«La massoneria che noi rappresentiamo è quella che si è aperta alla società, altamente trasparente e quando ci si mette in vetrina non possono esserci dei personaggi strani, quindi se Woodcock parla di massoneria “deviata” o “coperta” non ci riguarda, non ha nulla a che fare con noi». Si esprime così Gustavo Raffi, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani la più importante obbedienza massonica italiana, a Torino per la riunione delle 68 logge del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Piemonte e della Valle d’Aosta. «C’è una cosa che mi viene spontanea da dire a Woodcock – prosegue Raffi – venga a prendere un caffé da noi. Abbiamo avuto tanti ospiti illustri quindi venga anche lui in amicizia a chiederci quello che gli interessa. Non c’è nulla di nascosto. Purtroppo, per ignoranza la nostra associazione viene affiancata alla P2 che, io dico sempre, sta alla Massoneria come le Br stavano al partito comunista».
r.c.
Articolo tratto da: http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=12224